120x600-6.90.gif

Crisi dei mutui e rischio stretta per i prestiti alle PMI


Il rischio di un taglio agli affidamenti alle imprese può diventare concreto a seguito della crisi che ha colpito i mutui ad alto rischio americani. Lo evidenzia Fabrizio Fiordiliso, docente di Tecnica bancaria della Seconda Università di Napoli, precisando che in caso di credit crunch, ovvero di contrazione del credito, l’economia subirebbe un duro colpo.




Fiordiliso al momento è comunque ottimista e considera l’ipotesi come estrema. Dice però di guardare alle banche e alle autorità di vigilanza. Qualora le prime dovessero cambiare atteggiamento e le seconde la regolamentazione, allora il credit crunch sarebbe assicurato. Nell’ultima riunione della Banca dei regolamenti internazionali, che ha avuto luogo lunedì scorso in Svizzera, le Banche centrali dei principali Paesi hanno sollevato numerosi dubbi sull’affidabilità delle regole dell’accordo di Basilea 2 dopo la fase di turbolenza sui mercati finanziari derivante dalla crisi dei mutui Usa (si veda l’articolo in basso).



Oggi intanto, per la prima volta dal 22 febbraio 2006, si riunirà a Roma il Cicr, il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio. Nella riunione, cui parteciperanno il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi e il presidente della Consob Lamberto Cardia, si affronterà proprio l’impatto in Italia della crisi finanziaria.



Domanda. Professore, prevede impatti in Italia derivanti dalla crisi che sta investendo il mercato dei mutui negli Stati Uniti?
Risposta. Un rischio in Italia c’è, ma direi che tutto sommato è sotto controllo.
D. Un rischio che potrebbe riverberarsi sul credito alle imprese?
R. Non nella prima fase. Il problema dei mutui Usa scaturisce dai crediti erogati ai privati, non alle imprese. Bisognerà però capire che cosa succederà in futuro e che cosa decideranno le banche e le autorità di vigilanza.
D. La Banca dei regolamenti internazionali tre giorni fa ha diffuso una nota, in cui si legge che l’attuale turbolenza sui mercati finanziari solleva importanti domande sulla messa in atto dell’accordo di Basilea 2.
R. La crisi non si è riflessa per tempo sui rating.
D. I rating sono quindi inaffidabili?
R. Il sistema di valutazione del merito creditizio dei prenditori di fondi privati non è il rating, bensì lo scoring, che non riesce a quantificare, evidentemente, la rischiosità degli impieghi fino in fondo. Basterà probabilmente apportare solo alcuni miglioramenti sia ai sistemi di rating che a quelli di scoring.
D. Se dovessero cambiare le regole sul patrimonio di vigilanza delle banche, potrebbe ridursi in ultima istanza il credito alle imprese?
R. La regola è questa: se aumenta il patrimonio di vigilanza delle banche, diminuiscono gli impieghi e viceversa. E’ più probabile che in futuro le banche staranno più attente nell’erogazione dei finanziamenti.
D. Credit crunch e recessione: uno scenario possibile?
R. Se le banche dovessero cambiare atteggiamento e se, soprattutto, dovessero cambiare i provvedimenti regolamentari, il rischio di un taglio agli affidamenti sarebbe concreto.
D. Un rischio che potrebbe essere amplificato dall’imminente introduzione dell’accordo di Basilea 2?
R. Credo di no, nell’attuale formulazione, a quanto si ha modo di apprendere dai risultati statistici che sono stati resi noti sinora. Se cambiasse la regolamentazione e, in funzione di ciò, si riducesse in misura significativa l’entità complessiva degli impieghi, potrebbe verificarsi un credit crunch, che infliggerebbe un duro colpo all’economia. Ma mi sento di dire che questa è l’ultima spiaggia.

Fonte: Denaro.it
13.09.2007

Click Here