
Fiordiliso al momento è comunque ottimista e
considera l’ipotesi come estrema. Dice però di guardare alle banche e
alle autorità di vigilanza. Qualora le prime dovessero cambiare
atteggiamento e le seconde la regolamentazione, allora il credit
crunch sarebbe assicurato. Nell’ultima riunione della Banca dei
regolamenti internazionali, che ha avuto luogo lunedì scorso in
Svizzera, le Banche centrali dei principali Paesi hanno sollevato
numerosi dubbi sull’affidabilità delle regole dell’accordo di Basilea
2 dopo la fase di turbolenza sui mercati finanziari derivante dalla
crisi dei mutui Usa (si veda l’articolo in basso).
Oggi intanto, per
la prima volta dal 22 febbraio 2006, si riunirà a Roma il Cicr, il
Comitato interministeriale per il credito e il risparmio. Nella
riunione, cui parteciperanno il governatore della Banca d’Italia Mario
Draghi e il presidente della Consob Lamberto Cardia, si affronterÃ
proprio l’impatto in Italia della crisi finanziaria.
Domanda. Professore, prevede impatti in Italia derivanti dalla crisi
che sta investendo il mercato dei mutui negli Stati Uniti?
Risposta. Un rischio in Italia c’è, ma direi che tutto sommato è sotto
controllo.
D. Un rischio che potrebbe riverberarsi sul credito alle imprese?
R. Non nella prima fase. Il problema dei mutui Usa scaturisce dai
crediti erogati ai privati, non alle imprese. Bisognerà però capire
che cosa succederà in futuro e che cosa decideranno le banche e le
autorità di vigilanza.
D. La Banca dei regolamenti internazionali tre giorni fa ha diffuso
una nota, in cui si legge che l’attuale turbolenza sui mercati
finanziari solleva importanti domande sulla messa in atto dell’accordo
di Basilea 2.
R. La crisi non si è riflessa per tempo sui rating.
D. I rating sono quindi inaffidabili?
R. Il sistema di valutazione del merito creditizio dei prenditori di
fondi privati non è il rating, bensì lo scoring, che non riesce a
quantificare, evidentemente, la rischiosità degli impieghi fino in
fondo. Basterà probabilmente apportare solo alcuni miglioramenti sia
ai sistemi di rating che a quelli di scoring.
D. Se dovessero cambiare le regole sul patrimonio di vigilanza delle
banche, potrebbe ridursi in ultima istanza il credito alle imprese?
R. La regola è questa: se aumenta il patrimonio di vigilanza delle
banche, diminuiscono gli impieghi e viceversa. E’ più probabile che in
futuro le banche staranno più attente nell’erogazione dei
finanziamenti.
D. Credit crunch e recessione: uno scenario possibile?
R. Se le banche dovessero cambiare atteggiamento e se, soprattutto,
dovessero cambiare i provvedimenti regolamentari, il rischio di un
taglio agli affidamenti sarebbe concreto.
D. Un rischio che potrebbe essere amplificato dall’imminente
introduzione dell’accordo di Basilea 2?
R. Credo di no, nell’attuale formulazione, a quanto si ha modo di
apprendere dai risultati statistici che sono stati resi noti sinora.
Se cambiasse la regolamentazione e, in funzione di ciò, si riducesse
in misura significativa l’entità complessiva degli impieghi, potrebbe
verificarsi un credit crunch, che infliggerebbe un duro colpo
all’economia. Ma mi sento di dire che questa è l’ultima spiaggia.
Fonte: Denaro.it
13.09.2007