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Prezzi: italiani tra sconti e prestiti





I prezzi crescono e gli italiani fanno la spesa cercando sempre di piu' offerte promozionali e sconti, ma anche ricorrendo a prestiti o utilizzando i risparmi personali. E appena quattro famiglie su dieci riescono ad arrivare alla fine del mese. E' il quadro tracciato dall'Eurispes nel "Rapporto Italia 2008", che mostra come siano peggiorate le condizioni economiche e le previsioni degli italiani per il futuro, di fronte ad una crescita complessiva dell'inflazione che nel solo periodo 2001-2005 e' del 23,7% e con il potere d'acquisto delle retribuzioni calato del 20,4% per gli impiegati e del 14,1% degli operai. Le famiglie, per far quadrare i propri bilanci, per pagare le rate per il mutuo e per far fronte alle spese di affitto, luce, gas e riscaldamento, "sono costrette sempre piu' a fare i conti con la 'quarta' se non addirittura con la 'terza settimana'", sottolinea il rapporto. Quindi "non e' un caso se, rispetto alle rilevazioni effettuate lo scorso anno dall'Eurispes, gli italiani sono sempre piu' pessimisti: il 69,5% nel 2008 contro il 51,9% nel 2007, con un incremento di ben 17 punti percentuali, esprime infatti pareri negativi in merito al quadro economico nazionale". Anche perche' i prezzi nel 2007 sono aumentati: ne e' convinto il 90,3% degli italiani. Si tratta quindi di "un'opinione assolutamente diffusa e condivisa", cresciuta di 19 punti rispetto ai risultati del sondaggio realizzato dall'Eurispes l'anno precedente (era al 71,3%). Le categorie di consumo colpite in particolare dagli aumenti sono, secondo l'opinione dei cittadini, in primis la benzina e il carburante per le auto (95,5%) e i beni alimentari (94,5%). Significativi aumenti vengono avvertiti nella categoria immobiliare (79,3%), quella dei pasti e delle consumazioni fuori casa (79,1%) e in quella dei trasporti (77,6%). Insomma, "la situazione economica delle famiglie e' 'in caduta libera'", sintetizza l'Eurispes. Infatti il 32,1% degli italiani registra segnali di peggioramento economico del proprio nucleo familiare, seppur lievi (rispetto al 25,7% del 2007), e il 13,7% ritiene si sia trattato di un peggioramento di piu' marcata entita' (rispetto all'11% del 2007). E solo poco piu' di un terzo delle famiglie italiane (38,2%) riesce ad arrivare alla fine del mese. "Il dato assume toni ancora piu' allarmanti- sottolinea il rapporto- se paragonato a quello del 2006 e del 2007 quando la percentuale degli italiani che affermava di riuscire ad arrivare alla quarta settimana era pari rispettivamente al 56,4% e 51,6%". E' raddoppiata anche la percentuale delle famiglie che ricorrono a prestiti personali (10% nel 2008 contro il 5% del 2007) o che devono utilizzare quel che oramai rimane dei risparmi familiari (26,1% vs 11%). In pochissimi, d'altronde, riescono a risparmiare ancora qualcosa alla fine del mese: il 13,6%, contro il 25,8% del 2007 e il 27,9% del 2005. Cosi', le famiglie italiane fanno "di necessita' virtu'". Ad esempio, e' frequente l'abitudine di acquistare prodotti in saldo (il 67,9% lo fa "molto" o "abbastanza" spesso) o la disponibilita' a cambiare marca di un prodotto se piu' conveniente (55,2%). Complessivamente il 64,4% dei cittadini preferisce fare acquisti di vestiti nei grandi magazzini o negli outlet. Lo stesso comportamento viene attuato per l'acquisto dei prodotti alimentari, in punti vendita piu' economici come i discount (54,8%). Anche la riduzione dei pasti fuori casa conferma la capacita' italiana di adattamento al fenomeno inflativo: questa "strategia" e' adottata molto nel 33,6% dei casi e abbastanza del 27,5%. Appare inoltre molto frequente la scelta di ridurre le spese per i regali (nel complesso il 60%) o per i viaggi e il tempo libero (58,9%).Le famiglie italiane applicano anche una politica di "sostituzione". La limitazione maggiore concerne le uscite fuori casa (nel 70,6% dei casi) e, per non rinunciare a stare in compagnia con gli amici, la pizzeria o il ristorante vengono sempre piu' spesso sostituiti da cene a casa di amici (62%). Meno diffusa la scelta di sostituire la visione di un film in una sala cinematografica con l'affitto di un film in video-cassetta o dvd da vedere a casa propria (54,7%). La visione di una partita di calcio divide sostanzialmente a meta' il campione tra chi e' disposto a rinunciare a recarsi allo stadio affidandosi alla pay tv (44,6%) e chi, nonostante abbia ridotto le spese per il tempo libero, preferisce non rinunciare alle emozioni del tifo allo stadio (49,5%). Crescono anche gli acquisti con pagamento a rate. Circa un italiano su quattro (25,7%) ha fatto ricorso, nell'ultimo anno, al credito al consumo. Il 78,8% vi ha fatto ricorso una o due volte nell'arco degli ultimi dodici mesi, contro l'11,9% che complessivamente ha utilizzato in maniera decisamente piu' sostenuta la modalita' di acquisto a rate: l'8,9% lo ha fatto per almeno tre-cinque volte e il 3% per piu' di cinque volte. Il 44,2% degli italiani acquista a rate per motivi di scarsa liquidita' ed il 19,7% perche' non aveva altre soluzioni per acquistare un bene, prodotto o servizio indispensabile. Vi e' un 15,6% che si lascia "sedurre" dalle offerte commerciali dei negozi che, in alcuni casi, pubblicizzano prodotti riportando addirittura il solo prezzo della mini-rata mensile. Il 14,1% si e' fatto invece conquistare dalla convenienza dei tassi di interesse. Con una rata ogni mese gli italiani comprano soprattutto elettrodomestici (22,2%) e automobili (19,6%), ma anche computer o telefonini (13,9%) e arredamenti e servizi per la casa (13,4%). E' "preoccupante", commenta infine l'Eurispes, il dato relativo al 5,1% della popolazione italiana che e' stata costretta a contrarre debiti per cure mediche (visite specialistiche, interventi, protesi dentarie).

Contro il caro-vita in campo "mister prezzi"
Per contrastare il caro-vita, e difendere il potere d'acquisto dei consumatori, il governo Prodi ha chiamato "Mister Prezzi". Istituito con la Finanziaria 2008, il Garante per la sorveglianza dei prezzi ha il compito di rilevare e divulgare la dinamica dei prezzi e delle tariffe. Allo stesso tempo controlla e segnala gli aumenti dei prezzi che derivano dall'assenza di concorrenza, dalla mancanza di informazioni sui prezzi (che di conseguenza limita la capacita' di scelta dei consumatori) o da comportamenti opportunistici di chi opera nelle fasi di produzione e distribuzione del prodotto. I rincari che piu' di tutti minano il potere di acquisto dei consumatori sono quelli sui prodotti alimentari (pane, latte, frutta e verdura) e gli altri beni di prima necessita'; per questi il Garante evidenzia, attraverso comparazioni, le principali e piu' evidenti differenze di prezzo rispetto al resto dell'Europa, migliorando la trasparenza dei prezzi di mercato. Ma Mister Prezzi vigila e da' pareri anche sulle tariffe, stabilite totalmente o solo in parte dagli organi pubblici (luce, gas, telefonia, pedaggi autostradali, prezzi dei biglietti dei treni, tariffe di trasporto pubblico). "Mister Prezzi" e' Antonio Lirosi, 47 anni, economista e dirigente statale, a capo del Dipartimento per la Regolazione del Mercato del ministero dello sviluppo economico. Al ministero e' stato il primo direttore generale per la tutela dei consumatori (1997); ha lavorato alla riforma del commercio e alla legge quadro sui diritti dei consumatori (1998), ai provvedimenti di liberalizzazione (2006 e 2007) e al potenziamento dell'Osservatorio prezzi e tariffe (2007). E' il primo Garante per la sorveglianza dei prezzi della "zona euro": nominato il 15 gennaio dal presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro per lo Sviluppo Economico, restera' in carica tre anni. Mister Prezzi ha cominciato la propria attivita' dal settore carni, incontrando le categorie produttive il 6 febbraio, con l'obiettivo, in particolare, di diminuire il prezzo del pollame. Sono seguiti analoghi "tavoli di confronto" sul latte fresco, il pane e la pasta, ma anche sull'assicurazione Rc-auto. Dagli incontri con le associazioni di categoria sono uscite proposte concrete e in parte gia' avviate: la piu' recente riguarda il pane. Ai panificatori, infatti, il Garante, il 13 marzo, ha chiesto "una assunzione di responsabilita' attraverso l'invito ai propri associati ad adottare, nel periodo 15 marzo-15 aprile, azioni di contenimento dei prezzi per le tipologie di pane piu' vendute". Al tavolo di confronto, inoltre, "si e' proposto di invitare gli esercenti all'adozione di politiche promozionali di sconto nella fasce orarie di fine giornata, anche per stimolare i consumi". L'appello e' stato colto "positivamente" da tutte le associazioni invitate al tavolo, tra cui Assipan-Confcommercio, Cna Alimentare, Assopanificatori-Confesercenti, Federpanificatori e Confartigianato Panificatori, che stanno sollecitando i propri associati ad applicare gli "sconti", in forma volontaria. Per raccogliere le segnalazioni dei consumatori, tra l'altro, dal 25 febbraio c'e' il "numero verde" unico delle Camere di Commercio italiane (800.955.959), istituito per collaborare con l'attivita' del Garante della sorveglianza dei prezzi nel monitoraggio delle dinamiche dei prezzi e delle tariffe pubbliche locali. Attivo dal lunedi' al venerdi', dalle 9 alle 15, nelle prime tre settimane sono state circa 2.500 le telefonate gestite dal "numero verde". Di queste, 1.652 hanno dato luogo a segnalazioni inviate contemporaneamente agli uffici prezzi e tariffe delle Camere di Commercio della provincia di provenienza e all'Ufficio del Garante per la sorveglianza dei prezzi. In particolare- sottolinea Unioncamere- nella terza settimana si sono registrate 268 segnalazioni, in diminuzione rispetto alle 316 della seconda e alle 1.068 rilevate nella prima settimana dell'avvio del servizio. Le categorie merceologiche piu' segnalate sono state nel complesso gli alimentari (51,2%), le bollette (11,5%), i prodotti energetici (7,9%), le assicurazioni e le banche (6,8%). Ma il Garante punta anche ad aumentare i controlli "sul campo" con la collaborazione della Guardia di Finanza. Grazie ad un impiego di mezzi e uomini superiore rispetto al 2007, infatti, i controlli sui prezzi aumenteranno del 30%. Il primo obiettivo e' il monitoraggio dei prezzi nel settore delle carni, ma anche dei cereali e del latte fresco. Le indagini si concentrano soprattutto sulla vendita al consumatore: in questo modo il Garante avra' modo di verificare da vicino la trasparenza dei prezzi al pubblico, l'emissione di scontrini e ricevute fiscali e l'eventuale differenza tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita. Un gruppo di lavoro congiunto Guardia di Finanza-Ministero dello Sviluppo Economico, infine, monitorera' i risultati delle indagini, fornendo all'occorrenza ulteriori indicazioni di tipo strategico e operativo. Questa attivita' nel comparto agro-alimentare e' svolta in continuita' ed in sinergia con il Comitato Antispeculazione interforze, operativo da qualche mese presso il ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.




Iniziative "virtuose", l'esempio delle Marche
Il Garante per la sorveglianza dei prezzi le chiama "iniziative virtuose": sono gli accordi su base locale, regionale, provinciale e comunale, che le amministrazioni pubbliche stanno stringendo con la grande distribuzione e con le associazioni di categoria per contrastare il caro-vita. Alcuni esempi sono consultabili direttamente sul sito di "Mister Prezzi" (www.osservaprezzi.it), sotto la categoria "white list". In occasione del "tour" che sta compiendo in giro per l'Italia, il Garante Antonio Lirosi indica, come esempio da seguire, un'iniziativa della Regione Marche: si chiama "Campagna prezzi bloccati" ed ha preso il via il primo marzo in collaborazione con Confcommercio, Confesercenti, la grande distribuzione e le associazioni dei consumatori. In circa 600 punti vendita in tutta la regione, e' possibile acquistare generi di largo consumo con prezzi fermi per sei mesi. Dal blocco sono esclusi prodotti ad alta deperibilita' (come latte, pesce e ortofutta). Vi rientrano invece, tutti contraddistinti da un marchio con lucchetto rosso, 75 categorie di prodotti per la grande distribuzione, 50 per la media e 25 per la piccola distribuzione, tra pasta, pelati, biscotti, caffe', shampoo, saponi, merendine, acqua, bibite, pannolini, carta igienica e perfino biciclette. L'iniziativa e' stata colta con favore dai consumatori, tanto che diverse associazioni hanno chiesto che l'accordo marchigiano sia esteso in tutte le regioni italiane. In particolare, secondo Federconsumatori e Adusbef, "il Garante dei prezzi potrebbe essere il motore di questo importante percorso, che dovrebbe portare a sottoscrivere accordi per il controllo e la trasparenza dei prezzi in tutte le regioni italiane". Ma gia' altre regioni stanno sperimentando forme di contenimento dei prezzi tramite accordi con le categorie del commercio. Prima fra tutte, la Lombardia con "Stop ai prezzi", iniziativa avviata da meta' ottobre 2007, promossa dalla Regione in accordo con le principali catene di distribuzione per contenere l'aumento di prezzi dei prodotti di prima necessita' e di largo consumo. Sono circa 1300 i supermercati aderenti e 100 i prodotti selezionati, che comprendono beni alimentari ma anche beni non alimentari tra i piu' utilizzati, a prezzo fermo fino al 30 aprile. Secondo stime elaborate dall'assessorato regionale al Commercio, "Stop ai prezzi" consente a una famiglia di quattro persone di risparmiare 500 euro sulla spesa per generi alimentari nel periodo di validita' dell'accordo (quindi circa sei mesi). "Un'iniziativa vantaggiosa soprattutto per le famiglie e le fasce piu' deboli in difficolta' per il caro-vita", sottolinea l'assessore regionale al Commercio Franco Nicoli Cristiani, con "benefici reali per i consumatori", pari a "circa il 10% di risparmio sulla spesa". Anche il Comune di Milano sta mettendo in atto iniziative contro il caro-vita, per andare incontro a chi non riesce ad arrivare alla fine del mese. Cosi', a cominciare dalla quarta settimana di marzo, mezzo chilo di "Pane per la famiglia" sara' venduto in particolari sacchetti, con il logo dell'Assessorato alle Attivita' produttive del Comune, a 1,50 euro. E anche la carne sara' scontata: svizzere di bovino a 7,90 euro al chilo anziche' 12 euro. Gli "sconti" sono stati promossi da Palazzo Marino grazie a due accordi stretti con l'Associazione milanese dei panificatori e con l'Associazione Macellai.

L'Emilia-Romagna comincia dal pane a un euro
L'Emilia-Romagna affila gli strumenti di lotta contro il caro-vita cominciando dal pane. La Regione ha infatti definito un accordo con le principali catene della grande distribuzione per "calmierare" il prezzo del pane, aumentato negli ultimi 12 mesi del 12,5% a livello nazionale: l'intesa prevede infatti la vendita, in supermercati e ipermercati, di pane comune a un euro al chilo. E' la prima conseguenza concreta del lavoro portato avanti dall'Osservatorio regionale dei prezzi e delle tariffe, che non si limita "soltanto ad osservare come, quanto e dove crescono i prezzi- spiega l'assessore regionale al Commercio, Guido Pasi- ma ci consente di realizzare anche azioni virtuose, sempre sulla base di accordi volontari, visto che non abbiamo potere coercitivo". E, dopo l'intesa sul pane, l'obiettivo della Regione e' di arrivare "a bloccare, in alcune catene commerciali, un 'paniere' che comprenda tra 75 e 150 prodotti e servizi di largo consumo", come ha gia' fatto di recente la Regione Marche. Intanto, l'accordo sul pane ha ricevuto il plauso del Garante per la sorveglianza dei prezzi, Antonio Lirosi, che l'ha indicata come esempio di quelle "buone pratiche" per "difenderci da una situazione internazionale preoccupante, con il petrolio che costa il doppio rispetto all'anno scorso, le materie prime come il grano che scarseggiano e l'aumento generalizzato dei prezzi". Ben vengano, dunque, iniziative come quella della Regione Emilia-Romagna, sottolinea Lirosi, "perche' offrono un sostegno ad alcune fasce di cittadini piu' deboli e lanciano anche un messaggio positivo in un contesto di informazioni negative". Non la pensano cosi' i fornai artigiani, con l'Associazione Panificatori di Bologna in prima fila contro l'accordo regionale. A loro dire, il pane a un euro al chilo e' un "prezzo civetta", frutto di "un'operazione commerciale fatta dalla grande distribuzione, con il contributo dei propri fornitori che 'sacrificano' sul quel prodotto per 'trasferire' su altri il minor introito, cioe' la rimessa". Insomma, secondo i panificatori bolognesi, si fa lo sconto su un tipo di pane e poi si recupera su altri alzandone il prezzo. Sotto le due torri, fra l'altro, i fornai si sono scagliati anche contro l'iniziativa presa a livello nazionale da "Mister Prezzi", che il 13 marzo ha chiesto alle associazioni nazionali dei panificatori "una assunzione di responsabilita' attraverso l'invito ai propri associati ad adottare, nel periodo 15 marzo-15 aprile, azioni di contenimento dei prezzi per le tipologie di pane piu' vendute", sollecitando "politiche promozionali di sconto nella fasce orarie di fine giornata, anche per stimolare i consumi". Apriti cielo: all'associazione di categoria sono arrivate "un mucchio di proteste dai panificatori nostri associati", scrivono nell'ultimo numero del notiziario interno. "A scanso di equivoci- mette le mani avanti l'associazione bolognese- confermiamo che la nostra posizione contraria era stata manifestata a livello regionale a voce in una riunione in Regione e per iscritto nei confronti dell'assessore regionale". In ogni caso, ribadiscono i dirigenti dei panificatori, l'accordo e' volontario". Ma "i nostri prezzi del pane sono economici e non speculativi, cioe' assicurano la copertura dei costi, percio' c'e' poco da stare allegri a fare degli sconti". E "quelli fra noi che, per ragioni di concorrenza spietata, hanno gia' dei prezzi all'osso, e' evidente che non possono fare ulteriori sconti". Insomma, "la situazione dei panificatori e' troppo variegata: ognuno- conclude il notiziario- si regolera' in base alle proprie possibilita'". Di opposto parere Coop Adriatica, che ia' dal dicembre 2005 ha messo in vendita pane comune a un euro al chilo con lo slogan "Il pane a buon mercato". E l'offerta "speciale" continua tutt'oggi, con risultati di vendita considerati ottimi. E' "un'iniziativa di grande valore sociale, oltre che simbolico, varata dalle Cooperative di consumatori tre anni fa e in modo stabile", sottolinea Paolo Cattabiani, presidente dell'Associazione delle cooperative di consumatori del distretto adriatico (Accda). Inoltre, e' "un modo per tutelare in modo concreto e quotidiano il potere d'acquisto delle famiglie e restituire loro fiducia". Le coop di consumatori rinviano percio' al mittente le accuse dei panificatori bolognesi di applicare un "prezzo civetta". "Il risparmio complessivo che le Coop sono riuscite a realizzare sul costo del pane comune e' del 60% circa- spiega l'Accda- ed e' stato ottenuto agendo su tre fronti: sulla produzione, semplificata e razionalizzata realizzando grandi quantita' in un solo formato; sui trasporti, grazie ad accordi con un numero ridotto di fornitori di sicura affidabilita'; e infine, perche' le Coop rinunciano a una quota dei propri margini a beneficio dei consumatori".




Per frenare i prezzi il Lazio vara una legge
Il Lazio prova a frenare il carovita con una legge regionale rivolta in particolare ai Comuni: l'obiettivo e' la promozione di convenzioni con i commercianti volte a bloccare o ridurre i prezzi di mercato dei generi di largo consumo. Per incentivare l'adesione agli accordi da parte della piccola, media e grande distribuzione, sia in forma singola che associata, i Comuni finanzieranno il 5 per cento delle spese sostenute dagli esercenti per la realizzazione di campagne pubblicitarie volte ad informare i consumatori sulle opportunita' di risparmio offerte. Le amministrazioni comunali potranno prevedere agevolazioni tributarie a favore delle aziende coinvolte. I Comuni saranno poi chiamati a dare priorita', nelle autorizzazioni al commercio su area pubblica, a quei produttori agricoli che venderanno direttamente al consumatore i generi inclusi nell'elenco calmierato. La definizione del paniere cui sara' applicato il "calmiere" sara' compiuta sulla base dei consumi prevalenti delle fasce di reddito fino a 1.200 euro. La Regione fara' riferimento, oltre ce ai dati ufficiali dell'Istat sul costo della vita, a studi e ricerche sull'incidenza dell'inflazione da parte di istituti specializzati nonche' da strutture regionali. Questi i criteri adottati per mettere in lista i beni da calmierare: prodotti di largo consumo da parte dei cittadini a basso reddito; merci di non prima necessita' che concorrano alla crescita socio-culturale ed inoltre l'individuazione, da parte dei consumatori, di standard di qualita' dei prodotti inseriti nel "paniere". La legge ("Norme per il contenimento dei prezzi al consumo") e' stata approvata dal Consiglio regionale del Lazio il 20 febbraio con i voti della maggioranza e un solo voto contrario. "Con l'approvazione di questa legge- sottolinea l'assessore alla Tutela dei Consumatori, Mario Michelangeli- la Regione si e' dotata di uno strumento normativo efficace a combattere il fenomeno, estremamente attuale, dell'aumento dei prezzi al consumo dei beni alimentari di prima necessita'. Con l'attuazione delle misure previste dalla legge, saranno sensibilizzati e incentivati i commercianti al dettaglio ad applicare un prezzo equo su un ventaglio di prodotti di prima necessita' indicati dalla commissione istituita presso la Regione". Fondamentale, per l'attivazione del controllo e del monitoraggio dei costi, sara' l'attivita' dell'Osservatorio sui prezzi: grazie a questa commissione di esperti, sara' monitorato periodicamente il rapporto qualita'-prezzo dei prodotti inseriti nel paniere; saranno vagliate, volta per volta, le richieste di aumento dei prezzi; sara' attuato un controllo serrato sulla qualita' dei prodotti distribuiti e si prevede anche un periodico aggiornamento degli stessi prodotti inclusi nel paniere, qualora si modifichino le abitudini di consumo. "Una volta entrate a regime tutte le attivita' previste dalla legge- conclude Michelangeli- sara' possibile ridurre l'aumento speculativo dei prezzi al consumo dei beni di prima necessita'". Con la nuova normativa regionale, tra l'altro, "non si interviene burocraticamente per contenere o bloccare i prezzi", e' il commento di Carlo Lucherini (Pd), primo firmatario della proposta di legge, perche' "si tratta di una normativa concreta, basata su esempi di tanti enti locali, per la quale saranno necessari regolamento di attuazione ed attenzione nella formazione del paniere. E' un utilissimo strumento per la Regione per le politiche di concertazione al fine di definire un modello di contenimento dei prezzi al consumo". La pensano diversamente i consiglieri dell'opposizione: secondo Erder Mazzocchi (An), "si andranno a finanziare campagne pubblicitarie fatte solo da grandi catene di distribuzione. E' una presa in giro, la legge non sara' mai operativa ed andra' ad alimentare le false speranze dei cittadini". Lo stesso Marzocchi, assieme a Francesco Saponaro (Misto) e Alfredo Pallone (Fi), punta il dito contro l'esiguita' dello stanziamento iniziale di 50 mila euro. "Questa posta e' senza dubbio bassa- e' la replica dell'assessore Francesco De Angelis- ma serve solo per aprire il capitolo di bilancio ed approvare la legge, poi nei prossimi mesi, mentre lavoreremo al regolamento, arriveremo ad un assestamento di bilancio in occasione del quale la Giunta si impegna a stanziare le risorse necessarie".

Mezz'ora di strada in più per sconto del 30%
Lo sconto del 30% sulla spesa vale un viaggio in auto piu' lungo, anche di mezz'ora. E' una delle strategie adottate dai consumatori emiliano-romagnoli per combattere il carovita: lo mostra un'indagine campionaria dell'Osservatorio prezzi della Regione e di Iscom Group, i cui esiti sono stati pubblicati il 18 marzo dalle "Gazzette" del gruppo Finegil. Gli emiliano-romagnoli, secondo la ricerca, fanno la spesa una volta alla settimana, ma per comprare i prodotti freschi sono disponibili anche a farla due o tre volte, e per gli acquisti scelgono prevalentemente supermercati e iper. Tra l'altro, circa sette lavoratori su dieci usano l'automobile per gli spostamenti tra casa e lavoro (il 75,8% nei centri minori, il 69,1% in quelli sopra i 50 mila abitanti). "L'uso cosi' diffuso dell'auto- commentano gli analisti di Iscom Group- favorisce la propensione ad acquistare lontano da casa e in formule distributive, come i centri commerciali, progettate per chi usa l'auto". Quasi un quarto degli emiliano-romagnoli intervistati, comunque, fa la spesa tutti i giorni, anche se prevale la spesa infrasettimanale (due o tre volte), soprattutto nei centri piu' grandi, dove viene effettuata da un terzo del campione. Tra chi non lavora, il 29% sceglie di fare la spesa tutti i giorni, magari nel negozio di quartiere e acquistando i generi di prima necessita'. Pensionati e casalinghe hanno una frequenza d'acquisto molto elevata, e la frequenza giornaliera aumenta con il crescere dell'eta': raggiunge il 45% per gli intervistati fra i 55 e i 64 anni.E' il supermercato in testa alla classifica dei luoghi dove gli emiliano-romagnoli fanno la spesa: lo sceglie poco meno del 79% del campione. Il 21,7% si rivolge ai negozi tradizionali, l'11,7% va all'ipermercato, il 5,8% al discount e il 2,2% al mercato coperto. Ma la percentuale di chi sceglie l'iper sale in modo significativo, al 15,3%, tra i residenti dei Comuni piu' grandi. Il 69,1% degli intervistati dichiara poi di fare la spesa vicino a casa grazie all'elevata diffusione di supermercati. Ma gli emiliano-romagnoli non sono insensibili a sconti e offerte, anzi: rimanendo entro una maggiore distanza di 15 minuti dal proprio punto vendita abituale, il 57% e' disposto a muoversi gia' per uno sconto del 10%. Un ulteriore 12% e' disponibile per un altro 20% di sconto e un ulteriore 7% cambia punto vendita per un allettante 30%. E i saldi? Attraggono un quarto degli intervistati. Gli acquisti di abbigliamento e calzature, pero', vengono effettuati dalla meta' del campione in base alla necessita' e non in un preciso periodo dell'anno. Solo il 6,4% fa acquisti programmati a inizio stagione. Da segnalare, infine, lo 0,7% di consumatori che acquista via internet

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