
Gli ultimi dati Assofin indicano che nel nostro
Paese la crescita dei prestiti è continua, con un incremento che nei
primi sei mesi del 2007 è stato del 11,9% per un importo di 31
miliardi di euro erogati. I dati dicono anche che gli italiani puntano
sempre di più sui piccoli prestiti: nel primo semestre del 2007, la
richiesta di prestiti personali ha registrato una crescita del 24%,
seguita dalla cessione del quinto dello stipendio (+19%) mentre l'uso
della carta revolving, la costosa carta che permette il rimborso
rateale delle somma spesa, ha registrato una brusca frenata con un
progresso che è stato dell'8,7% contro il 46% dell'anno prima.
Che cosa è successo? I consumatori hanno imparato a muoversi meglio
nella selva delle tante proposte di prestiti. Un confronto tra le
condizioni applicate dai diversi istituti di credito dimostra,
infatti, che i classici prestiti personali, che sono validi anche per
piccoli importi a partire da 3-5 mila euro, sono molto più convenienti
di altri prodotti oggi molto di moda sul mercato e fanno risparmiare
diverse centinaia di euro l'anno.
I prestiti personali richiedono,
infatti, una quota di interessi sul debito più bassa rispetto alle
carte revolving e anche rispetto allo scoperto di conto corrente,
detto anche fido bancario.
Dal paragone emerge che, in genere, è sempre il prestito personale a
offrire le condizioni migliori con un tasso nominale annuo (Tan) che
in media è dell'8-9% mentre il fido supera il 10% e le revolving si
avvicinano anche al 20%. Per intenderci, su un'esposizione finanziaria
media di soli 5 mila euro, per un prestito personale si pagheranno
circa 425 euro di interessi in un anno, contro i 550 euro del fido e i
1.000 euro l'anno chiesti dalla revolving. «Assistiamo a una minore
recettività dei consumatori nei confronti delle carte revolving
rispetto al passato più recente», conferma Giuseppe Piano Mortari,
Direttore operativo di Assofin, l'Associazione Italiana del Credito al
consumo e Immobiliare. «La percezione è che gli italiani siano ormai
abbastanza disposti ad accettare le carte come strumenti di pagamento,
ma meno pronti a sfruttarle come strumenti per ottenere credito»,
aggiunge Piano Mortari.
In generale la tendenza a un maggior ricorso al credito è sicuramente
stata incoraggiata dal favorevole andamento dei tassi di interesse di
questi ultimi anni. L'andamento del tasso Teag medio relativo al
mercato del credito al consumo ha subito graduali riduzioni dal 2003
al 2005 e solo nel 2006 ha ripreso a crescere dopo i ripetuti
interventi della Banca centrale europea (Bce). Ma al fenomeno
dell'indebitamento ha contribuito anche la situazione dei redditi
delle famiglie, che crescono sempre più lentamente. I valori
pubblicati dall'Istat relativi alle retribuzioni contrattuali orarie
indicano che nel 2006 il valore di crescita medio mensile è stato pari
al 2,83%.
Questa situazione, considerando l'andamento del tasso d'inflazione, ha
contribuito alla crescita del debito delle famiglie che in alcuni casi
si trovano a rischio sovraindebitamento. «Non è ancora un problema
sociale ma è un allarme su cui dobbiamo riflettere», rileva Fabio
Picciolini, Segretario nazionale di Adiconsum.
La Stampa
16 settembre 2007