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Rischi di frenata per la nostra economia. Taglio Fed può rallentare la crescita europea


La riduzione di mezzo punto dei tassi da parte della FED, in virtù del rallentamento dell’economia USA, arriva dopo diversi rialzi dei tassi della BCE.




Secondo l’Osservatorio congiunturale a cura dell’Ufficio Economico Confesercenti questa situazione porta a rafforzare ulteriormente l’euro e contribuirà probabilmente a rallentare ancora la crescita europea, attraverso un minor export. E se l’effetto psicologico sulle famiglie sarà eccessivamente sfavorevole (crisi dei mutui), anche l’impatto sulla domanda interna non tarderà a farsi sentire.



L’OCSE a settembre ha già rivisto al ribasso le previsioni fatte solo a luglio. Quella per l’Italia coincide con quanto indicato anche dal Rapporto di Previsione Confesercenti-ref., presentato venerdì scorso, che indica una crescita del PIL di 1,8% per quest’anno, rispetto al 2% da DPEF. Il punto è che il nostro paese continua a restare il fanalino di coda nell’Area dell’euro.



Malgrado tutto questo anche il 2007 – sostiene l’Osservatorio Confesercenti -così come il biennio che lo ha preceduto, sarà per l’economia mondiale un anno di crescita. La fase espansiva del ciclo internazionale comincia quindi a caratterizzarsi per una durata temporale abbastanza estesa. Come tutte le fasi di espansione, il percorso non è lineare, ma soggetto all’alternanza di fasi euforiche e momenti più incerti. Fu così anche nel lungo ciclo degli anni novanta, periodo di crescita molto esteso, ma anche costellato da frequenti episodi di crisi.

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In particolare, le difficoltà della congiuntura globale sono in questo momento legate alle note vicende del settore dei mutui immobiliari negli Stati Uniti. Si tratta di una crisi di cui è difficile stabilire i contorni. Da un canto perché i risvolti che essa sta assumendo, con la crisi del segmento cosiddetto subprime dei mutui, porterebbero a esaltare gli aspetti di carattere più finanziario rispetto a quelli di natura più reale della classica crisi edilizia.
E’ anche difficile capire quali siano i confini territoriali della crisi attuale. In effetti, essa pare circoscritta al caso americano, dove si era affermata durante gli anni scorsi la pratica di erogare prestiti sotto la forma di mutui anche a segmenti della clientela meno affidabili. Ciò non di meno, anche economie dell’Europa continentale presentano caratteristiche che devono condurci a valutare con estrema cautela le prospettive del settore delle costruzioni che secondo l’Osservatorio congiunturale Confesercenti già mostra segni evidenti di rallentamento.
L’Italia, d’altro canto, resta il paese con il minore grado di indebitamento delle famiglie anche se in un anno rispetto al reddito disponibile e’ cresciuto dal 44% al 47% (il debito complessivo delle famiglie italiane è stato di circa 600 miliardi di euro nel 2006). Altri due fattori vanno tenuti sotto controllo: l’andamento del credito al consumo e, sul versante produttivo, segnatamente delle PMI, il peggioramento delle condizioni di credito non costituisce un buon viatico per il futuro.
I dati mostrano che restano certo ancora nodi strutturali da superare da parte del nostro sistema produttivo, in particolare quello della competitività, come dimostra anche il faticoso recupero dell’export, nonostante la ripresa tedesca. Se nel complesso dell’area euro le esportazioni hanno accelerato fino a toccare tassi di incremento tendenziale prossimi al 10 per cento a fine 2006, con un risultato in media d’anno dell’8.5 per cento, nel nostro paese il recupero è stato infatti più modesto, tanto che nel 2006 le esportazioni sono aumentate solo del 5.3 per cento rispetto all’anno precedente.
Il punto è che a nostro parere la politica monetaria è troppo guidata dal target antinflazionistico – che pure non è assolutamente da sottovalutare – e rischia di bloccare sul nascere questo abbozzo di ripresa che soprattutto per l’Italia andrebbe sostenuta in modo più efficace. Su questo scenario si innestano le politiche economiche che il Governo dovrà realizzare a partire dai prossimi mesi, in particolare con l’appuntamento della Legge Finanziaria.
La logica stringente dei vincoli di bilancio ha necessariamente indirizzato la prima fase della politica economia del nuovo Governo.
Appaiono cruciali a questo punto le scelte di carattere fiscale e sul lato della riduzione della spesa pubblica. Pur tenendo conto della volontà del Governo di mantenere gli ambiziosi piani di convergenza verso il pareggio del bilancio dettati dalle regole europee, a nostro parere esistono le possibilità per un più deciso intervento a sostegno del nostro sistema produttivo, segnatamente delle PMI. Un innalzamento del trend di sviluppo – a sua volta - restituirebbe un grado di libertà all’azione della politica economica. E’ quel gap di crescita che permane rispetto ai partner europei, e che non riusciamo a colmare.
(Nota Osservatorio Congiunturale a cura dell’Ufficio Economico Confesercenti)

Fonte: www.eurofinanza.it
22 settembre 2007