
Dichiarazioni, quelle rese ieri dal numero uno della banca
centrale Usa davanti alla Commissione sui servizi finanziari della
Camera, perfettamente in linea con la decisione di tagliare, martedì
scorso, i tassi di interesse di mezzo punto. Sulle attese di un
ulteriore allentamento della politica monetaria a stelle e strisce,
l’euro ha continuato a volare anche ieri, sfiorando 1,41 dollari
(1,4099 il picco di giornata). Un livello che rende ancora più
inquiete Francia e Germania, da tempo preoccupate per il super cambio,
e inizia a suscitare allarme anche nella Confindustria (vedi articolo
a fianco). Intanto, il petrolio stabilisce un nuovo record, portandosi
a 83,84 dollari il barile.
Di fronte al Congresso, Bernanke ha ribadito che il sistema
finanziario americano è in «condizioni relativamente forti». Tali
quindi da sopportare e superare una crisi che ha provocato sui mercati
«uno stress significativo» e «perdite finanziarie superiori anche alle
previsioni più pessimistiche». La Fed, ha garantito, si adopererà per
fornire le misure di sostegno necessarie (entro fine anno i
risparmiatori saranno più tutelati sul fronte mutui), valutando di
volta in volta se i rischi di una contrazione del ciclo siano
prevalenti rispetto a quelli di una fiammata dell’inflazione. Ciò
determinerà le linee di politica monetaria.
Mai, tuttavia, l’ex professore di Princeton ha fatto riferimento alla
possibilità che l’America possa scivolare in recessione, evento
nefasto non escluso invece da Alan Greenspan, secondo il quale
attualmente esiste più di una possibilità su tre che il fenomeno si
verifichi. «Ricordo che abbiamo ancora un problema - ha spiegato - :
la consistente pendenza di case rimaste invendute». Quasi in tempo
reale, è arrivata la replica di George W. Bush, in polemica con l’ex
presidente della Fed da quando nell’ultimo libro Greenspan ha
criticato i tagli fiscali della Casa Bianca: «Recessione? Sono
ottimista sullo stato dell’economia: l’inflazione è in calo, il
mercato del lavoro solido e le esportazioni sono in rialzo». Il calo
nell’ultima settimana delle richieste di sussidio (meno 9mila unità )
ha confortato ieri le parole di Bush e parzialmente attenuato i timori
creati dal pessimo andamento dell’occupazione in agosto (meno 4mila
posti di lavoro), ma il calo del Superindice (meno 0,6% il mese
scorso) ha sollevato nuovi dubbi sulla sostenibilità della crescita.
La delicata situazione del mercato immobiliare e del credito potrebbe
tra l’altro indurre il governo Usa ad alzare la soglia di intervento
delle agenzie Freddie Mac e Fannie Mae, cui sarebbe consentito
acquistare e vendere mutui di importo superiore ai 417mila dollari.
Un’ipotesi bocciata da Bernanke: «Potrebbe indebolire il corretto
funzionamento del mercato».
Fonte: Il Giornale
21.09.2007